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tazze di caffelatte

Una dolce inclusione

Anche attraverso una piccola fiaba si può parlare di inclusione e di integrazione, e di come talvolta possa essere non facilissimo pensare di accogliere qualche nuova persona nella nostra quotidianità.

Che noia! È da ieri pomeriggio che non esco. Sono sempre qui, immobile, rinchiuso in questa fredda e buia prigione.

Questa notte poi, c’era anche un odore abbastanza sgradevole: una nota forte e dolciastra che sembrava invadere tutto, qui dentro. È stata una notte abbastanza movimentata.

Chris è rincasato tardi, molto tardi. L’ho sentito aggirarsi in cucina: stava canticchiando un motivo e la sua voce tradiva un’emozione ancora molto presente; un’emozione che non permette di dormire. L’ho sentito aprire le ante degli armadietti in cerca di qualcosa… poi, subito dopo, l’allegro gorgoglio dell’acqua mossa dalle bolle vivaci che si creano quando è raggiunta la giusta temperatura.

Silenzio. Non c’era più il canto sommesso di Chris, né il rombo gioioso dell’acqua, solo un tintinnio leggero, la canzone discreta di un duetto che conosco bene: l’acciaio del cucchiaino con la porcellana della tazza a fiori, sì, quella che Chris usa sempre quando si prepara la camomilla e ci fa scivolare dentro, lentamente, una generosa colata di miele.

Non ho mai visto quel gesto – per forza, sono sempre chiuso qui dentro quando beve la camomilla – eppure riesco a immaginarlo con estrema precisione. Penso sia una situazione molto simile a quella che osservo quando, nei pomeriggi invernali, si dedica un momento di riposo per assaporare il suo tè. Gli piace apparecchiare una piccola porzione di tavola con una bella tovaglietta bianca ricamata lungo tutto il bordo; vi sistema la tazza e il piattino di porcellana dipinti con sfumature leggere che formano piccoli mazzi di fiori campestri, poi appoggia il cucchiaino d’argento e la biscottiera che, a differenza di tutto il resto, ha un non so che di rustico, con quella forma rotonda, avvolgente, che sembra anticipare la dolcezza di ciò che contiene. E poi ci sono anch’io. Mi fa scivolare lentamente, con attenzione, in un piccolo contenitore d’argento che riproduce le forme di una brocca. Io sto lì, tranquillo; assaporo i profumi intensi che si sprigionano dal tè e si incontrano con le fragranze del burro, dello zucchero e della panna che emergono magicamente dal vaso panciuto, colmo di biscotti.

Qualche volta, Chris canta, altre volte è silenzioso e allora ascolto soltanto il suo respiro, sino a quando mi sento sollevare e capisco che sta inclinando la minuscola brocca per permettermi di tuffare qualche mia goccia dentro quell’ambra liquida.

Un pomeriggio mi è capitato di scorgere il suo sguardo riflesso in quel piccolo lago bollente; sorrideva. Era un sorriso intimo, genuino; uno di quei sorrisi che affiorano quando non si deve condividerli con altri; un sorriso che nasceva da un pensiero dolce, profondo. Solo io ho potuto gioire per quel sorriso.

Potrei scommettere che questa notte il sorriso di Chris era identico a quello incontrato quel giorno. Purtroppo, quando si prepara la camomilla io non gli servo; so che la addolcisce con il miele. Ne sono sicuro. Sento quell’inconfondibile schiocco che produce il coperchio del barattolo quando, girando sulle scanalature del vetro, permette all’aria di insinuarsi a ossigenare l’oro di quel nettare straordinario.
Mi spiace non poter essere uno dei protagonisti del rito serale della camomilla, ma non sono invidioso.

So che Chris mi tiene in grande considerazione e ricorre a me tutte le volte che effettivamente posso essere utile.

Chris ed io siamo una bella squadra, siamo sempre in sintonia e ci fidiamo l’uno dell’altro. Lui sa che io sono sempre a disposizione, pronto, fresco, nutriente, dolce, capace di regalare calore e benessere, dolcezza e forza; io so che lui mi apprezza e mi stima, e lui sa che io lo nutro da quando è nato.

Questa notte seguivo con attenzione i suoi movimenti silenziosi e leggeri. Un sussulto improvviso: lo squillo del suo cellulare. Strano, in piena notte. Il tono della sua voce nel rispondere a quella chiamata mi ha fatto capire immediatamente che non era un interlocutore qualsiasi quello che lo cercava.

La voce di Chris tradiva un’emozione trattenuta a stento; era tesa e dolce allo stesso tempo, leggera, con tonalità e colori dalle sfumature calde.

Non riuscivo a capire tutte le parole che pronunciava. Sussurrava con calma; come se avesse avuto timore di farsi sentire da altri; come se ciò che stava dicendo fosse stato un inconfessabile segreto. Poi ho sentito il saluto: «Allora ti aspetto. Fai in fretta, Chiara. Io sono qui».
Silenzio.

Non so quanto tempo sia passato; mezz’ora, un’ora, chissà…

Un tocco leggero al campanello; un trillo quasi impercettibile. Poi ho sentito aprirsi la porta.

Chiara, dev’essere italiana, dal nome. Chissà dove si sono conosciuti, chissà quando…

Ora sento i rumori del mattino. È un mattino diverso dai soliti; è un mattino in cui per Chris la ripresa della vita è condivisa con un altro essere umano.

Chris non farà colazione da solo, chiamandomi a collaborare per annegare i suoi cereali in un mare bianco, puro, profumato. Chissà se anche Chiara ha le sue stesse abitudini alimentari.

Sento chiacchierare, ridere, cantare.

Non vedo l’ora di uscire da qui. Voglio vedere la luce del sole; voglio immergermi nei profumi della vita che riprende, magicamente, come ogni giorno. Voglio dare il mio personalissimo saluto a Chris e offrirgli l’energia mattutina per affrontare le attività quotidiane.

Ma cos’è questo strano borbottio? È un rumore rotondo, vivace. È nuovo… No, non è nuovo. L’ho già sentito, in un altro posto, in un altro tempo. Sì, ho capito, è una caffettiera! Oh no! Una caffettiera!

Dovevo aspettarmelo, Chiara è italiana. E quando si dice Italia, si dice caffettiera.

So già cosa mi attende. Adesso mi bruceranno vivo; sentirò il calore invadermi fino ad alterare la mia struttura molecolare; mi ingrosserò, diventerò schiumoso e denso. E poi verrò contaminato da quel caffè scuro, forte, bollente che macchierà il mio candore, altererà il mio gusto, indebolirà la mia dolcezza.

Oh, quale sciagura! Ma perché mai Chris ha dovuto innamorarsi di un’italiana?

Stavamo così bene noi due! Eravamo un team formidabile.

Mi sembra di non avere più voglia di uscire dal frigorifero. Sto bene qui, affacciato a questo freddo balcone con vista sulle verdure e sui formaggi.

Non voglio più essere il fedele compagno di colazione di Chris. Mi ha tradito. Gli è bastato conoscere Chiara per scordarsi di una vita intera di mattinate iniziate con me e con i suoi inseparabili cereali.

Ora c’è anche il caffè. Presto mi dimenticherà; inizierà a dire che faccio ingrassare e sono anche un po’ pesante da digerire.

È il giorno più brutto della mia vita. Sono così triste che vorrei essere trasformato in burro.

Ecco, la luce si accende. È finita. Addio Chris.

Non ci credo, non è possibile. Non mi ha lasciato bollire. È vero, mi ha posato sul fuoco, ma mi ha lasciato lambire soltanto da un tepore non doloroso. Sto riposando dentro a due scodelle che non conoscevo: sono belle, accoglienti, sono bianche con dei magnifici fiori azzurri e blu. Ecco, mi raggiunge il caffè; mi sporca… che aroma! Le sue note profonde mi danno energia, mi fanno sorridere.

Andiamo subito d’accordo. Insieme siamo eccezionali, invincibili, irresistibili.

«Straordinario! La colazione più buona di tutta la mia vita!». È la voce di Chris, e la sento più bella del solito.

È vero: questa mattina è straordinaria; è l’inizio di una nuova vita. Chris e io siamo sempre insieme, con qualche ingrediente in più, che è ciò che ha fatto di questo giorno, un giorno meraviglioso.

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