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Stare bene e sentirsi bene. Dono o scelta?

Come spesso capita in ogni ambito della vita, le cose non sono mai completamente bianche o nere.

La nostra salute e il nostro benessere sono la conseguenza di una nostra naturale predisposizione alla buona salute, di un ambiente salutare nel quale viviamo, delle ottime condizioni di vita in cui ci troviamo. Non tutto è nelle nostre mani, e quando siamo in buona salute, la gratitudine non è mai da dimenticare.

Ma non basta.

Salute e benessere sono anche il risultato di un impegno costante nel condurre una vita capace di creare e mantenere le condizioni migliori affinché proprio la salute e il benessere possano prosperare. Si tratta quindi di innescare un circolo virtuoso.

Sul tema della salute non ci addentriamo perché esula dal nostro ambito di lavoro e di ricerca.

Per quanto riguarda il benessere, vale la pena di soffermarci a fare qualche riflessione e a capire come è possibile migliorarne la qualità.

 

Le tipologie di benessere

C’è un benessere materiale, economico, un benessere relazionale, psicologico, un benessere fisico, un benessere organizzativo nel lavoro, un benessere sociale, un benessere culturale, un benessere alimentare, un benessere spirituale, un benessere ambientale. E forse la lista non finisce neppure qui, pur se questi sono i tipi in cui più frequentemente è declinato il benessere.

Non si tratta certo di stabilire quale, tra questi, sia il più importante. E comunque la risposta non potrebbe mai essere in termini assoluti.

Più utile può essere soffermarci a riflettere su quali, tra queste tipologie, noi investiamo maggiormente tempo e risorse e, ancora più importante, se la tipologia di benessere su cui noi concentriamo la maggiore attenzione è proprio quella che noi vogliamo sviluppare.

Talvolta capita che il sentire comune, la cultura di cui è permeata la società in cui viviamo, i valori e le credenze della famiglia di origine ci portino a credere che il nostro benessere personale sia collegato al raggiungimento di alcuni specifici obiettivi, per poi accorgerci che averli traguardati non ci restituisce quello stato di intima soddisfazione e di serenità che pensavamo di ottenere.

È perciò molto importante sapere qual è il tipo di benessere a cui noi vogliamo veramente tendere.

 

Il benessere e il lavoro

Questi due elementi della nostra vita sono sempre necessariamente in antitesi?

Il benessere è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona all’interno di una comunità, della società in generale e delle organizzazioni in particolare.

Secondo una recente ricerca, è emerso che il 62% dei manager ritiene di avere più volte messo davanti l’andamento del business rispetto al proprio benessere.

Lavorare con persone che non si sentono bene nell’approccio al loro lavoro, ha un costo per l’azienda in termini di assenze e malattia, di produttività e di employer branding.

Senso di solitudine, incapacità di bilanciare lavoro e vita privata, difficoltà nell’adattarsi alle condizioni di lavoro da remoto, stress, preoccupazioni per il futuro: i recenti studi di GoodHabitz e della francese Féfaur dimostrano che l’impatto positivo della pandemia e dello smart working sul benessere dei dipendenti e sulla loro salute mentale è stato consistente.

Tuttavia, sebbene in Italia la pandemia abbia portato a una notevole crescita nella flessibilità e nella libertà di usufruire del lavoro agile, secondo una ricerca italiana commissionata da LinkedIn, il lavoro da remoto ha avuto anche ripercussioni negative sullo stress (46% del campione) e sulla concentrazione, sul sonno e sulla salute mentale in generale (18%), oltre a provocare un aumento del carico di lavoro, che ha riguardato quasi metà degli intervistati (48%) e, in alcuni casi, la paura di perdere il posto di lavoro (16%).

A questo punto, ci si può fare soltanto una domanda: per raggiungere il nostro benessere, l’unica soluzione è diventare così ricchi da non aver più bisogno di lavorare?

Forse l’interrogativo più utile dovrebbe essere su come le persone interpretano il loro lavoro; sulla qualità del contributo che sentono di apportare a loro stesse, all’azienda e alla società intera attraverso il loro lavoro; sul significato che loro stesse e gli altri attribuiscono ai risultati di quel lavoro.

Da sempre sappiamo che l’inattività fisica e mentale non è foriera di benessere, e tantomeno di salute. Allora, qual è il confine tra il lavoro come strumento di benessere e di valore e il lavoro come causa di stress e di alienazione?

E, soprattutto, chi disegna questo confine?

 

Ricetta per il benessere

Carol Ryff, psicologa e docente presso la University of Wisconsin-Madison, una delle principali esperte internazionali nell’ambito del benessere psicologico, ha elaborato una descrizione ampia del benessere corredata da strumenti di misurazione.

Muovendo dalla prospettiva aristotelica del benessere come realizzazione autentica di sé e basandosi su una solida ricerca empirica, ha proposto un modello multidimensionale del benessere psicologico.

In quest’ottica, il benessere psicologico è considerato l’insieme e l’integrazione di diversi fattori, nello specifico di sei elementi fondamentali:

AUTONOMIA: capacità di essere indipendenti, di auto-determinarsi, di sviluppare un pensiero autonomo rispetto alle pressioni sociali, di valutare se stessi in base ai propri standard.

PADRONANZA DEL CONTESTO: capacità di padroneggiare l’ambiente in cui si vive, cogliendo le opportunità e fronteggiando le avversità, in base ai propri valori.

CRESCITA PERSONALE: sensazione di trovarsi in un percorso di continuo sviluppo e in grado di esprimere il proprio potenziale, rimanendo aperti a nuove esperienze.

RELAZIONI POSITIVE CON GLI ALTRI: costruire relazioni affettive e sociali basate sulla fiducia, sul calore, sull’intimità, sull’empatia e sulla reciprocità.

SCOPI DELLA VITA: sentire di direzionare le proprie energie verso scopi definiti, che diano un senso alla propria vita, in continuità tra passato e presente.

ACCETTAZIONE DI SÉ: mantenere un atteggiamento positivo verso se stessi, riconoscendo e accettando pregi e difetti.

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