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Siamo ciò che mangiamo (anche con l’anima)

Nelle iniziative, nei giornali e nei programmi dedicati alla salute e al benessere spesso si sente dire che noi siamo ciò che mangiamo.

Sicuramente è così. Il nostro corpo vive e sopravvive grazie al nutrimento che immettiamo attraverso il cibo e le bevande. Se ci nutriamo bene, con cibi sani e con una dieta equilibrata, il nostro fisico se ne avvantaggia e ci restituisce il favore regalandoci salute e vitalità. Ciò, ovviamente, in termini teorici e generali. In ogni caso, nutrirsi in modo corretto e consapevole è sempre d’aiuto, anche per combattere una eventuale patologia.

Questo principio vale per il nostro corpo. E per la nostra mente? Per la nostra anima? Per affrontare con serenità ed equilibrio le nostre vite, sempre più frenetiche e concitate?

È sufficiente mangiare bene e fare eventualmente ricorso a qualche integratore vitaminico?
Forse no.

 

Il cibo della mente e dell’anima

Anche la nostra mente si nutre, così come la nostra anima. Non sempre, però, ci preoccupiamo troppo di cosa diamo loro da mangiare.

Gli stimoli che ci arrivano dall’esterno sono spesso a base di violenza, fisica o psicologica; di contrasti forti; di bruttezza e cattivo gusto.

Siamo talmente abituati a questo cibo, che quando ci imbattiamo in qualcosa di bello, di rasserenante, di elegante, ne prendiamo le distanze e lo etichettiamo come superficiale e melenso.

Il cinema, come il teatro e la letteratura contemporanei, o i testi delle canzoni sono spesso affreschi di una vita triste, disagiata, violenta e disperata. E tutto ciò che non si allinea a questi canoni è di Serie B.

Poi ci chiediamo perché le persone sono sempre così tristi, affogate in un pessimismo cosmico più profondo di quello leopardiano, assetate di cattive notizie, perennemente prostrate, in uno stato di stanchezza e astenia da cui pare non riescano a uscire.

Questi stati d’animo fanno soffrire le persone e le risucchiano in un loop negativo che peggiora ancor più la loro condizione.

 

Così a casa, così in azienda

La vita in azienda è la riproduzione di ciò che avviene nel mondo. È vero, stiamo attraversando momenti difficili; eppure, chi ci ha preceduto ha superato prove anche più difficili di queste recenti. Nonostante il contesto, non hanno smesso di ballare il boogie woogie, di identificarsi in un futuro migliore, di amare i colori, di avere fiducia in se stessi e nel futuro.

Anche in azienda c’è bisogno di bellezza, di ottimismo, di predisposizione ad accorgersi anche di cosa va bene, sia nel business sia nelle persone.

Abbiamo tutti bisogno di rivedere la qualità della nostra dieta psicologica e spirituale; se non ci disintossichiamo da tutta la spazzatura che i media e i social ci cucinano ogni giorno, rischiamo di avere corpi sanissimi che reggono menti stanche e prive di entusiasmo.

Noi ne abbiamo bisogno come persone e come leader, per poter essere guide e punti di riferimento per le persone dei nostri team.

Le nostre aziende ne hanno bisogno, per unire a una vocazione economica, un’altra ugualmente importante di tipo sociale.

C’è bisogno di leader ispirati e appassionati, che vogliano e sappiano cercare la bellezza e l’armonia, perché di questo c’è bisogno per vivere bene, crescere e progredire.

 

La bellezza salverà il mondo

Fëdor Dostoevskij lancia una domanda provocatoria: “La bellezza salverà il mondo?”. Ovviamente, lui non si riferisce all’aspetto esteriore di cose e persone; la bellezza di cui l’autore parla è quella che si sprigiona dall’uomo veramente buono che si confronta con le difficoltà della storia attraverso un animo semplice ed eticamente corretto.
Per poter avere uno sguardo e un animo belli è necessario però disintossicarlo dalle brutture e dalle violenze gratuite e fini a se stesse, dalla spettacolarizzazione delle tragedie, dal gusto della violenza verbale usata come stimolante della nostra produzione di adrenalina (se per caso non ne avessimo già a sufficienza in giro per le vene).

Cerchiamo la bellezza intorno a noi, facciamoci guidare dall’arte dell’ispirazione umana, dalla perfezione della natura, dalla genialità delle scoperte e delle invenzioni della mente, da quanto di bello e di buono le persone hanno voluto e saputo fare sin dall’inizio della storia.

La bellezza porterà altra bellezza. Non può che essere così.

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