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barca sulla spiaggia

Semplice – Spazio – Silenzio – Sfida – Storie

Cinque parole che possono vivere in estate, ma che vanno bene per tutte le stagioni. Non c’è alcun bisogno di fare “cambio armadi”: semplice, spazio, silenzio, sfida, storie.
Cinque parole che possono cambiare il corso e la qualità di una vita in base a come vengono interpretate e a come vengono vissute.

 

Semplice

Dalla sua etimologia, “semplice” significa “piegato una sola volta”; quindi, non liscio e piatto, bensì qualcosa che ha comunque necessità di essere scoperto e capito, senza però perdersi in un dedalo di possibili e tortuose combinazioni interpretative.

Talvolta si pensa che la semplicità sia sinonimo di banalità, che invece ha tutt’altro significato. “Banale” trova le sue radici nel francese “ban”, il proclama del signore feudale – molto simile al nostro “bando” – che veniva reso comune e noto a tutto il villaggio. Banale, perciò, è qualcosa di conosciuto da tutti, di scontato, privo di novità e di originalità.

“Semplice”, invece, ha tutto un altro carattere e un altro intendimento. Dentro a quel foglio piegato ci può essere di tutto: una lettera preziosa, un pensiero, un sentimento, un intento. Per scoprire cosa dimora dentro a quella semplicità bisogna avere voglia e disponibilità di aprire quella piega.

Ecco allora che la semplicità si dispiega e può parlare di sé per farci avvicinare a un universo che potrebbe essere ben lontano dal banale, potrebbe essere apportatore di creatività e di originalità, di pensieri profondi, di intuizioni geniali, o anche “solo” di una parola gentile.

Quanto sono semplici le nostre vite? E, soprattutto, quanto ci impegniamo noi per renderle tali?

 

“Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani.”

Socrate

 

Spazio

È un’epoca di mancanza. Mancano possibilità, manca tempo, manca serenità, mancano relazioni, manca energia ed entusiasmo. E, se ci pensiamo bene, tutto ciò può essere ricondotto allo spazio.

Lo spazio non è certamente solo quello fisico o geografico; può essere creato dal tempo, o può essere ancora un nostro stato dell’essere che nasce dalla personale interpretazione della realtà. Possiamo sentirci compressi in situazioni claustrofobiche anche se, di fatto, potremmo muoverci come meglio crediamo; possiamo percepire una mancanza di stimoli e opportunità perché non riusciamo a lanciare il nostro sguardo oltre un confine e un limite che talvolta abbiamo creato noi stessi, o abbiamo permesso ad altri di creare.

Possiamo invece riuscire a creare spazi anche dove sembra che non ce ne siano, grazie alla nostra capacità di interpretare i fatti e le situazioni in modo non convenzionale, rivoluzionando i nostri paradigmi e superando le credenze limitanti.

Perché, stanti le stesse condizioni di partenza, qualcuno riesce a percorrere distanze infinite e qualcuno si sente intrappolato in uno spazio angusto e avaro di possibilità di alcun genere?

Lo spazio è quello in cui ci diamo la libertà di vivere, è la nostra mappa mentale in cui decidiamo di muoverci. E questa mappa può essere sconfinata o stretta come una prigione.

Diamoci spazio, e diamo spazio a chi vive insieme a noi, sia in famiglia sia nel lavoro, aiutiamo noi stessi e gli altri ad allargare i nostri orizzonti per scoprire infinite strade da percorrere.

 

“Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito.”

William Shakespeare

 

Silenzio

Attraverso il silenzio si ascolta, e attraverso l’ascolto si entra in relazione con l’altro.

La parola prende significato se c’è qualcuno pronto ad ascoltare, altrimenti è inutile emissione di suono.

Quando ascoltiamo stiamo donando noi stessi agli altri; stiamo permettendo a chi parla di trovare una porta aperta, di entrare nella nostra vita e contaminarla col proprio pensiero. Ed è dal confronto con le vite altrui che nasce qualcosa di nuovo.

Quando ascoltiamo, in silenzio, stiamo facendo un dono anche a noi stessi, stiamo cibando la nostra mente con idee che non ci appartengono e le stiamo mescolando alle nostre. L’ascolto è apertura, accoglienza, ma anche nutrimento e fiducia.

Se non ci fossimo aperti al mondo lasciando che l’aria entrasse nei nostri polmoni, non saremmo sopravvissuti alla nostra stessa nascita.

Il silenzio e l’ascolto che ne deriva sono l’aria della nostra mente. Oltre a un inquinamento acustico fatto di rumori molesti e assordanti, ce n’è anche uno fatto di confusione e sovrabbondanza di messaggi che arrivano continuamente.

Abbiamo bisogno di silenzio per capire, per pensare, per prendere coscienza di noi stessi e del mondo che ci circonda, per decidere, per scegliere la nostra strada.

Le nenie noiose e ripetitive che accompagnano i giri in giostra non posso prometterci altro che non sia girare in tondo attorno a un punto fisso, senza arrivare in nessun posto.

 

“Lei ha il gran dono del silenzio, Watson […], il che fa di lei un compagno impareggiabile.”

Sir Arthur Conan Doyle

 

Sfide

Talvolta, specialmente nel mondo del business, la parola “sfida” è eufemisticamente usata per non nominare una parola tabù: “problema”.

Tuttavia, il significato di queste due parole è profondamente diverso, addirittura opposto, perché esse rappresentano due situazioni che hanno origini tra loro incompatibili.

Il problema ci trova soggetti passivi. I problemi ci arrivano, sin dai tempi della scuola primaria (o scuola elementare, per chi ha qualche anno di vita sulle spalle); l’insegnante propone un problema e gli scolari hanno il compito di risolverlo.

La sfida, invece, ci vede protagonisti. Le sfide vengono lanciate o accolte; chi si getta in una sfida desidera vivere quell’esperienza, anche se pericolosa sino all’inverosimile.

Questo diverso atteggiamento mentale crea condizioni di entusiasmo, di determinazione, di coraggio e di intraprendenza assolutamente diverse.

È chiaro che possiamo decidere noi chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare. Siamo pronti per le sfide oppure preferiamo districarci in mezzo ai problemi?

Ma soprattutto, quali sono le sfide che ci appassionano? Possiamo amare la competizione con gli altri e divertirci nella corsa di velocità per arrivare primi; oppure ci piace alzare l’asticella per riuscire a saltare sempre più in alto e battere il nostro stesso record.

Non c’è una soluzione migliore di un’altra; non c’è una filosofia di vita più virtuosa. L’importante è trovare lo sport più adatto a noi e impegnarci in quello, con tutta la dedizione e l’entusiasmo possibili.

 

“Il valore, quando è sfidato, si moltiplica.”

Lucio Anneo Seneca

 

Storie

La vita può essere un continuo e inutile susseguirsi di giornate che si accatastano in un semplice ordine cronologico, oppure può diventare una storia meravigliosa.

Aggiungere giorni alla vita significa ammucchiare esperienze; come quando da ragazzini facevamo la raccolta delle cartoline, o delle figurine. C’era l’entusiasmo del nuovo arrivo, e poi, però, alla fine, la cartolina nuova veniva appoggiata sopra alle altre, nascondendole, condannandole a essere presto dimenticate.

E in un certo giorno della nostra vita, abbiamo fatto ordine in soffitta, abbiamo preso tutta quella carta impolverata, l’abbiamo forse degnata di uno sguardo un po’ romantico e un po’ imbarazzato e, subito dopo, l’abbiamo buttata nel cestino della raccolta differenziata.

Invece, quando la vita è una storia da narrare diventa un capolavoro, indipendentemente da cosa succede nella trama.

E ogni vita, a seconda di come viene letta e interpretata, a seconda di quello che abbiamo trovato dentro come insegnamento, a seconda di quante persone riusciamo a ricordare come co-protagonisti, può diventare una serie infinita di storie, tutte avvincenti e tutte da ricordare.

Tu, come narri la tua storia?

 

“Quando lavoro al circolo dei miei, mi capita di sentire le chiacchiere dei vecchi che giocano alle carte. E allora ci sono quelli che parlano del tempo e quelli che raccontano le storie. Cose che gli sono successe da giovani, che ne so. E devi vedere come se le ricordano, gli si illuminano gli occhi! A quelli che parlano del tempo, invece, gli occhi non gli si illuminano mai. Senti Tropea, lo sai che ti dico? che io da vecchia mi vedo coi nipotini miei che gli racconto le storie, tipo di quando ho incontrato quattro tizi che stavano attraversando a piedi la Basilicata. E che se avessi potuto, l’avrei attraversata pure io.”

Tratto dal film “Basilicata coast to coast”

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