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L’origine degli obiettivi

Da dove nascono gli obiettivi?

Gli obiettivi nascono dai sogni. “No! Non è possibile. Noi siamo persone razionali, abbiamo studiato economia, legge e finanza. Possiamo delegare ai sogni la responsabilità di definire il futuro della nostra azienda? Queste sono idee da pazzi e millantatori”.

Bene, chissà cosa risponderebbero a questi pensieri personaggi come Henry Ford, o i fratelli Wright, o Steve Jobs, o Nelson Mandela. È ininfluente il tipo di obiettivo; certo è che queste persone non hanno scelto i loro obiettivi attraverso calcoli, tabelle, studi di fattibilità, analisi SWOT, business plan, proiezioni e previsioni andamentali, e chi più ne ha più ne metta.

Gli obiettivi veri, quelli che portano le persone e le aziende a fare salti acrobatici nella loro evoluzione, nascono dai sogni.

 

L’obiettivo non è un incremento

Obiettivo è un altro modo per dire creatività, novità, nascita, vita.

Un musicista crea una nuova sinfonia o un nuovo brano aggiungendo qualche nota a un brano che aveva già scritto? Uno scrittore prende il libro che aveva già terminato e scrive ancora qualche pagina? Una squadra di calcio inizia il nuovo campionato partendo dal punteggio che aveva ottenuto nella stagione precedente?

Eppure, la maggior parte delle aziende definisce gli obiettivi come incremento di quanto già ottenuto.

E poi ci si chiede perché nelle aziende le persone siano demotivate.

 

Gli obiettivi costano

Porsi obiettivi veri è un’attività entusiasmante, creativa, coraggiosa.

Richiede alle persone di immaginare e di spingersi oltre il conosciuto, oltre il già acquisito; richiede il rischio di mettersi in gioco partendo sempre dal principio. Richiede quindi l’accettazione del rischio di fallire.

Il fatto è che stare seduti sempre sulla stessa sedia non è garanzia che le gambe di quella sedia non possano, per chissà quale motivo, cedere e spezzarsi. Perseverare nelle stesse azioni aspettandosi soltanto un incremento dei risultati è fonte di false aspettative e pie illusioni di sicurezza.

Gli obiettivi incrementali sono figli della mentalità della scarsità e, inevitabilmente, puntano verso la scarsità. Facendo sempre le stesse cose, sicuramente si arriverà a un punto in cui l’incremento non sarà più possibile e si vedranno confermate le paure e le preoccupazioni della saturazione del mercato.

Cerchiamo altro, inventiamo altro, guardiamo la realtà e la nostra azienda da un nuovo punto di vista, sperimentiamo, rischiamo, facciamoci trasportare dai sogni; gli obiettivi diventeranno entusiasmanti, paurosi, audaci, ricchi di ispirazione per tutti, apportatori di energie e di crescita.

 

Non chiediamoci come

Chi l’ha detto che i risultati devono sempre essere il risultato di tanti e piccoli passi faticosi?

Dedichiamo il tempo, le energie e i pensieri a chiederci dove vogliamo arrivare, a immaginare futuri meravigliosi, a sognare situazioni bellissime. Non chiediamoci come e se potremo raggiungere quelle mete. Se i grandi inventori, artisti, scienziati si fossero fermati a pensare su come fare quello che avevano scelto di raggiungere, non ci sarebbe niente, o quasi, su questa Terra.

L’obiettivo è già a nostra disposizione; dobbiamo soltanto sceglierlo e farlo diventare nostro. Sarà il nostro ingegno, il nostro lavoro, la nostra energia a guidarci nella direzione giusta per arrivare al traguardo.

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