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5 barchette

Leader e Follower – 2^ puntata

Ad e Fo.

Questa settimana è la volta di Ad e Fo. Le lettere che, in successione, formano Leadership e Follower.
A cosa abbiamo abbinato queste lettere? Si tratta di 4 parole che, apparentemente, potrebbero avere nessuna attinenza con i temi che stiamo affrontando. Eppure…

 

A – Architettura

Creare e costruire. Partire dalle idee e farle diventare progetti concreti.

I leader possono sicuramente essere definiti architetti perché nel loro ruolo la creatività e l’attitudine realizzativa sono estremamente importanti, forse fondamentali.

Non si creano soltanto progetti e prodotti. Si creano situazioni, relazioni, opportunità. E la fase di costruzione richiede attenzione alla solidità, alla fruibilità, alla bellezza, all’armonia.

Questi elementi devono convivere tra loro altrimenti poi il palazzo crolla, o comunque non offre garanzie di longevità.

Essere architetti vuol anche dire rispettare le fasi e i tempi necessari alla costruzione. Non si può costruire una casa in un giorno, neppure se si avesse a disposizione un numero sproporzionato di maestranze. Allo stesso modo, non si può costruire una squadra senza aver dato a quest’ultima il tempo per vivere le fasi fisiologiche della sua costituzione e del suo sviluppo; come non si possono costruire a tavolino carriere ed esperienze.

Quando si vogliono saltare le tappe è come se si reputassero inutili le fondamenta.

Le grandi e antiche opere d’arte che ancora oggi ammiriamo sono il risultato dell’ispirazione, dell’ingegno, della maestria e anche della pazienza di grandi menti. Anche le grandi aziende che durano e crescono nel tempo hanno bisogno delle stesse capacità e attitudini.

 

D – Disubbidienza

Uno degli ingredienti fondamentali della creatività è la disubbidienza. Per fare o pensare qualcosa di nuovo è indispensabile prendere le distanze dalle regole.

Seguire la norma è incompatibile con la creazione di qualcosa di diverso dalla norma stessa.

Nelle aziende, ad esempio, gli yes-man possono garantire il rispetto delle regole e della burocrazia, ma non possono in alcun modo essere portatori di novità, di soluzioni alternative, di strategie dirompenti capaci di affascinare un mercato saturo e annoiato.

In queste prime righe ci siamo soffermati sul tema della disubbidienza dalle regole, dalle abitudini, dal “si è sempre fatto così”. Ma non è solo questa la disubbidienza.

La disubbidienza è anche quella verso noi stessi. Tante persone si negano la felicità o il successo per non disubbidire a se stesse, per essere coerenti con scelte e passi fatti tanti anni prima, in situazioni e contesti diversi, con livelli di maturità e di consapevolezza diversi, con un più basso livello di esperienze, con personalità sicuramente diverse e più acerbe.

Quando impariamo a disubbidire a noi stessi e a non nasconderci dietro l’alibi della coerenza con qualcuno che non siamo più, allora possiamo affrontare con creatività situazioni e problemi, senza rimanere ancorati al passato. Ciò è impegnativo, richiede una quantità maggiore di energie; probabilmente ci porrà anche in contrasto con chi ha voglia di tranquillità. Ma nel cambiamento c’è il seme della giovinezza, del rinnovamento. C’è bisogno di più energie? E allora mangiamo di più! E cosa dobbiamo mangiare? Mangiamo cultura; mangiamo curiosità verso il nuovo, il distante, l’inusuale; mangiamo entusiasmo e beviamoci insieme la fiducia in noi stessi, negli altri e nelle infinite possibilità che ci offre la vita.

Ciò che crea problemi nel mondo e anche nelle aziende non è il gusto della sperimentazione e dell’innovazione, non è la gioia della ricerca, è piuttosto la mancanza di rispetto per gli altri, è la violenza fisica e verbale, è l’intolleranza, è l’indifferenza verso chi è in difficoltà, è il non sentirsi parte di una squadra; eppure, spesso sembra che sia molto più preoccupante la prima categoria di elementi, che non la seconda.

 

F – Fan

Aspettare e accogliere con entusiasmo e gioia il nostro artista preferito, o la squadra sportiva che supportiamo da quando eravamo piccoli.

È bellissima la sensazione di attesa carica di aspettativa che connota i minuti prima di uno spettacolo o di una manifestazione sportiva.

Sarebbe bello provare le medesime sensazioni prima di intraprendere la sfida di un nuovo progetto, o prima di partecipare a una riunione di kick-off di un nuovo percorso professionale. E invece, talvolta, quei minuti sono caratterizzati dalla noia, se non dalla preoccupazione.

Sarebbe straordinario se riuscissimo ad appassionarci e a diventare fan della nostra professione, dei nostri progetti, della squadra in cui lavoriamo, anche del nostro leader che, così, acquisirebbe una connotazione diversa da quella di capo, ma diventerebbe un allenatore, un maestro, un punto di riferimento.

Certo, “dipende dal capo”, può pensare qualcuno. Ma dipende anche dai follower, da cosa un follower vuole vedere e trovare in quel leader: pregi o difetti? Sicuramente ci sono entrambi. Non si tratta di ignorare i secondi, sarebbe uno sguardo parziale, ma si tratta soprattutto di riuscire a individuare i primi.

Essere fan non vuol dire seguire in maniera pedissequa e acritica, ma piuttosto analizzare con mente aperta e senza giudizio, con entusiasmo, come farebbe un fan.

 

O – Oltrepassare

Superare. Può voler dire andare avanti, o velocizzare l’andatura, saltare, e anche scendere in profondità. Ciò che conta è non fermarsi di fronte alle soluzioni semplici, ai significati superficiali, al sentito dire, ai comportamenti dalla lettura complessa.

Per un follower, oltrepassare può essere sinonimo di crescita, perché nel farsi domande, nella ricerca di comprensione, nell’analisi c’è il germe di una maggiore consapevolezza.

Oltrepassare può voler dire superare la soglia delle nostre paure, dei nostri paradigmi, dei giudizi e dei pregiudizi su noi stessi, sugli altri, e sul mondo in cui siamo inseriti.

Troppo spesso i primi detrattori della nostra evoluzione siamo noi stessi che, attraverso le nostre credenze limitanti, ci raccontiamo realtà presenti e future non rispondenti a ciò che stiamo vivendo e, tantomeno, a ciò che potremmo essere, a ciò che potremmo diventare e fare.

Oltrepassare può anche voler dire non fermarsi di fronte alle difficoltà e mantenere l’attenzione sull’obiettivo; gli ostacoli fanno parte del percorso e devono soltanto essere superati, senza creare false percezioni di noi e del contesto.

Se ci abituiamo ad andare oltre, allora la nostra visuale si allarga e la nostra capacità di vedere, di interpretare, di capire e di farci domande aumenta a dismisura e ci fa diventare follower di valore. Non più esecutori di compiti, bensì partner dei nostri leader.

Oltrepassare la soglia del facile e del convenzionale è uno dei più efficaci allenamenti per diventare leader.

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