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Leader e Follower – 1^ puntata

Le e Be.

“Scusa, non ho capito. Cosa significano queste due sillabe?”
Si tratta della prima puntata della nostra rubrica che vuole offrire qualche riflessione e qualche contributo sul tema della differenza tra essere Leader ed essere Follower.

Si sviluppa partendo dalle lettere che compongono “Leadership” e “Be Follower”; ogni settimana, nelle nostre pagine social, proponiamo due parole che partono proprio dalle lettere di questi due termini. Nello specifico, LinkedIn si occupa dei leader e Facebook dei follower, pur se questa distinzione sappiamo essere talvolta molto sottile.

Qui, nel nostro blog, approfondiremo ogni settimana le parole proposte sui social. Oggi parte la prima puntata di questa rubrica con L ed E di Leadership e B ed E di Be Follower.

 

L – Lettere

Stiamo parlando delle lettere che servono per creare le parole. Il potere della parola è immenso: crea la realtà in cui viviamo e in cui facciamo vivere, in quanto leader, il nostro team.

Pensiamo al differente clima che possiamo creare se presentiamo un compito come un gioco, una sfida, una sfortuna che ci è capitata e che si accumula a tutti gli altri compiti già esistenti, un’opportunità…

Pensiamo al diverso livello di coinvolgimento ed entusiasmo se sosteniamo questo nuovo compito con un incoraggiamento, una polemica, una lamentela, una minaccia, una promessa…

Quando cambiano le parole, cambia il mondo dentro di noi, dentro le persone con cui interagiamo; cambia il mondo intorno a noi. Eppure, la situazione è la medesima.

“Sii impeccabile con le parole”. È l’insegnamento di un grande maestro: Don Miguel Ruiz. Con le nostre parole rivolte a una persona, o su una persona, noi lanciamo dei sortilegi; influenziamo cioè la percezione che quella persona ha di sé, possiamo accrescere o far sprofondare la sua autostima, possiamo convincerla che sarà o non sarà in grado (o adeguata) a portare a termine un compito, a raggiungere un obiettivo.

Quanto è importante per un leader essere impeccabile con le parole?

È chiaro che gli stessi sortilegi possiamo lanciarli anche nei nostri confronti, raccontandoci che siamo forti, appassionati, orgogliosi, coraggiosi, oppure sfortunati, mediocri, inadeguati o vittime.

Ogni volta che pronunciamo, o anche solo pensiamo, una parola, stiamo facendo una magia. La consapevolezza delle nostre parole può cambiare la nostra vita; e anche quella degli altri.

 

E – Etimologia

L’etimologia è lo studio dell’origine, della storia e dell’evoluzione di una parola.

Conoscere l’etimologia di un termine aiuta a comprenderne in maniera più approfondita il significato e decidere se questo corrisponde a ciò che avevamo dato per scontato basandoci sull’abitudine all’uso.

Ciò che ha senso e importanza per la conoscenza delle parole, ha eguale senso e importanza per la conoscenza delle persone e dei team.

Un leader che si appassiona all’etimologia dell’ambiente e delle dinamiche della realtà in cui vive, e di cui è punto di riferimento, ha maggiori possibilità di agire e prendere decisioni con una consapevolezza più forte.

Fermarsi alla superficie è pericoloso; quasi sempre ciò che viene mostrato è molto distante e diverso da quello che, in realtà, vive all’interno di un individuo.

“Sì, ok, può anche essere così. Ma il mio mestiere è fare il capo, non lo psicologo”.

Torniamo allora alle considerazioni che tante volte sono state fatte in merito alla leadership: essere leader non è un mestiere, è un modo di interpretare la nostra vita, la nostra essenza di persona. Si può fare il capo, non si può fare il leader. Si può soltanto essere leader, e ciò non può prescindere dalla voglia e dall’impegno di conoscere ed entrare in relazione col proprio team, con le persone che ne sono parte, con le loro esigenze, le loro aspirazioni, i loro progetti, le loro ambizioni, le loro paure.

È chiaro che prima di poterci interessare all’etimologia della nostra squadra, dobbiamo essere disposti a guardare in profondità dentro noi stessi e iniziare un percorso di conoscenza e consapevolezza di noi che non avrà mai fine.

 

B – Brand New

“Nuovo di zecca” significa che non è mai stato usato, che è unico e originale. E, soprattutto, che è nuovo.

I follower, molte volte, sono le persone più giovani del team, quelle con meno esperienza, per le quali bisogna mettere in conto un investimento di tempo e di risorse necessari per consentire una crescita professionale adeguata.

È quello che accade quando arriva in famiglia un nuovo componente, amato e atteso da subito, piccolo e indifeso, eppure capace di ridisegnare l’intero stile di vita di tutti.

Questo può fare un follower con le sue caratteristiche e le sue potenzialità che gli derivano proprio dal fatto di essere “brand new”.

Quando siamo “nuovi”, anche se non anagraficamente, all’interno di un team, ricordiamoci che stiamo portando un contributo prezioso fatto di entusiasmo e vitalità rinnovati, non contaminati dalle abitudini stantie, dalla storia appesantita da situazioni e dinamiche ormai vecchie; una nuova energia che può concretizzarsi in idee innovative, in soluzioni mai sperimentate, in opportunità non ancora individuate.

Forse la condizione di essere nuovi non ci consente una competenza tecnica ai massimi livelli, ma può garantire contributi di inestimabile valore per il benessere e la crescita di tutti.

 

E – Esposizione

Le finestre sono le “luci” di una stanza. Permettono la comunicazione di questa con l’esterno per dare vita a una relazione osmotica di reciproca contaminazione.

Attraverso una finestra entra aria e luce, profumi e vita. Attraverso una finestra possiamo condividere col resto del mondo ciò che accade all’interno di quella stanza: musica, voci, l’aroma del caffè del primo mattino o di una torta di mele appena sfornata, il pulsare della vita che scorre al suo interno, i bagliori scoppiettanti della fiamma di un caminetto…

Esporci è l’unica possibilità per entrare in contatto con gli altri, per farci capire e per capire. È l’unico modo che abbiamo per dare e per ricevere. Anche l’atto fisico del prendere o del porgere richiede che il nostro braccio si allontani dal corpo e si metta in primo piano.

Esporci significa far sapere che ci siamo per far parte del gioco, per apportare il nostro contributo, e anche per esprimere le nostre ambizioni.

Quante volte si sentono collaboratori che si lamentano per la staticità della loro carriera e, allo stesso tempo, rifiutano categoricamente di esprimere con chiarezza le loro aspettative. “No”, dicono, “se ne devono accorgere i capi di quanto valgo. Io non vado a chiedere”. E così vengono sorpassati da coloro che, invece, si espongono e fanno sapere di essere pronti e desiderosi di voler fare un passo in avanti nel loro percorso professionale.
Esporsi è un atto di coraggio che può avere ricadute straordinarie nella nostra vita.

È vero, se apriamo una finestra può entrare una vespa pronta a pungerci, ma può entrare anche il lieve abbraccio del tepore del sole. Sta a noi rimanere sempre attenti e consapevoli di cosa si sta aggiungendo alle nostre vite.

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