Le parole della Leadership.3

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Mentre sui nostri social la nave virtuale di Modus Maris continua a solcare i mari alla scoperta di luoghi straordinari capaci di ispirare le nostre riflessioni sulla leadership, qui sul Blog approfondiamo le parole che emergono durante la crociera. Siamo al nostro terzo appuntamento e le parole di oggi sono: costanza, focus, comfort zone, soglia.

 

Costanza

La differenza tra l’esperimento e l’ottenimento dei risultati è la costanza. Siamo tutti capaci di “provare” un modo nuovo di fare una cosa; di metterci a dieta per un giorno; di “fare il fioretto” di relazionarci con gli altri in modo più aperto e rispettoso durante una (una sola) riunione.
Ciò che ci conduce al raggiungimento di un nostro obiettivo, tuttavia, non è “fare per una volta”, o comunque per un breve periodo di tempo. Il successo è determinato dalla costanza con cui mettiamo in atto un certo comportamento, anche quando siamo stanchi, anche quando ci sembra che non porti i risultati sperati, anche quando incontriamo degli ostacoli.

Costanza significa decidere di intraprendere un percorso e agire di conseguenza, sempre e almeno fino a quando non abbiamo raggiunto il nostro traguardo. Costanza significa che un comportamento virtuoso si trasforma da un atto cosciente – e talvolta anche faticoso – in un’abitudine che è diventata parte di noi.

Essere costanti richiede soprattutto la fiducia incondizionata nell’importanza del nostro obiettivo. Spesso si pensa che la costanza sia figlia della forza di volontà, ma la forza di volontà è l’espressione di una prova di fatica e di resistenza, e non c’è essere umano che possa pensare di vivere perennemente in uno stato di tensione e di sforzo. Ciò che è capace di darci l’energia giusta per essere costanti è la determinazione a voler raggiungere il risultato che abbiamo scelto.

 

Focus

Il focus è ciò che ci permette di non subire distrazioni e di mantenere l’attenzione sul risultato da raggiungere e le azioni necessarie e funzionali al suo ottenimento.

In questo periodo storico mantenere il focus è più difficile rispetto al passato; siamo sollecitati continuamente da un’infinità di stimoli intellettuali, cognitivi, emozionali. Se pensiamo che, fino a trent’anni fa – quindi non stiamo parlando dell’età della pietra – avevamo un solo telefono fisso dal quale, se rispondevamo, non potevamo ricevere avvisi di chiamate in coda; ricevevamo posta cartacea una volta al giorno; non eravamo in connessione con tutto il pianeta soltanto guardando il nostro orologio da polso.

Cosa significa questo? Vuol forse dire che dobbiamo capitolare di fronte al potere della tecnologia che, da serva, è diventata padrona delle nostre vite? Semplicemente, vuol dire che dobbiamo riappropriarci del nostro potere di darci obiettivi e di impegnarci per raggiungerli, dando ordine e priorità diversi ai disturbi e alle sollecitazioni che arrivano dall’esterno. Scelte di questo tipo possono essere complesse, ma possono rivelarsi immensamente utili per raggiungere i nostri traguardi, per migliorare la qualità della nostra vita, per creare cultura diffusa.

 

Comfort Zone

Ormai si parla di “comfort zone” per qualsiasi aspetto della nostra vita, anche il più banale. Se siamo abituati a mangiare il gelato ai gusti fior di latte e cioccolato e, una volta, assaggiamo il gusto amarena, si dice che siamo usciti dalla nostra comfort zone. È vero ciò? Sotto un certo punto di vista sì, ma è meglio fare un po’ di chiarezza.

La comfort zone è l’area della nostra vita in cui ci muoviamo in sicurezza; è ciò che conosciamo, indipendentemente dal fatto che ci piaccia e ci dia risultati soddisfacenti oppure no.

Quando facciamo un’esperienza nuova, di fatto non stiamo uscendo dalla nostra comfort zone, la stiamo ampliando. Stiamo cioè permettendo a nuovi elementi di entrare a far parte dell’area della nostra vita che conosciamo.

Chi è maggiormente restio a fare esperienze nuove, ad apportare cambiamenti, a sperimentare nuovi comportamenti potrebbe essere aiutato dall’idea di “ampliare” e non di “uscire”. A livello di percezione emotiva profonda, ampliare offre una sensazione di benessere, di miglioramento, di arricchimento; uscire è un verbo che porta a pensare all’ignoto, al pericolo, a potenziali difficoltà.

Talvolta, cambiare le parole con cui raccontiamo la nostra vita, può essere funzionale al raggiungimento dei nostri risultati.

Un altro aspetto che può farci avvicinare all’idea di allargare la nostra zona di comfort è che più siamo motivati e interessati ai nostri obiettivi, più ci sentiamo pronti ad affrontare cambiamenti e ad allontanarci dalle nostre abitudini. Quindi, è fondamentale scegliere con attenzione i nostri obiettivi, affinché diventino un motore potente, capace di guidare i nostri pensieri e le nostre azioni.

E poi… se siamo golosi di gelato al fior di latte e cioccolato, che bisogno c’è di fare un dispetto a noi stessi e ordinare un gelato all’amarena?

 

Soglia

Soglia. Passaggio. Essere leader, di se stessi o per altre persone, significa avere la voglia e il coraggio di attraversare infinite soglie.
Ogni volta che intraprendiamo un nuovo percorso, che operiamo un cambiamento, che definiamo un obiettivo, che mettiamo in atto un nostro nuovo comportamento, attraversiamo una soglia.

E ogni volta che attraversiamo una soglia, dobbiamo essere consapevoli che questa non può essere ripercorsa nel senso opposto.

Tornare indietro, nella vita, è un’illusione. Non è possibile tornare le persone che eravamo prima di aver vissuto un’esperienza. Possiamo smettere di adottare un comportamento, possiamo riprendere vecchie abitudini, possiamo prendere le distanze da persone o da contesti, ma la soglia che abbiamo varcato si è chiusa nel momento in cui l’abbiamo oltrepassata. Ogni parola detta, ogni persona conosciuta, ogni comportamento attuato, ogni esperienza vissuta hanno apportato consapevolezze e cambiamenti dai quali non è possibile prescindere.

Diamo valore e attenzione alle soglie della nostra vita.