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Domande e non risposte

Lev Tolstoy ha scritto: “Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo”.

Questa citazione si presta a molte considerazioni, alcune delle quali hanno strettamente a che fare col mondo del lavoro, e altre con la nostra vita in senso lato.

Possiamo iniziare ponendoci qualche domanda: cosa significa lavorare per chi amiamo? Qual è la differenza tra amare il nostro lavoro e amare ciò per cui lavoriamo? E cosa può voler dire avere una vita meravigliosa?

Non abbiamo l’ambizione e l’arroganza di voler dare risposte definitive; il nostro obiettivo è stimolare qualche riflessione e offrire un punto di vista.

Lavorare per chi amiamo

Cucinare per la nostra famiglia, aiutare i nostri figli nei compiti di scuola, fare piccoli lavori di manutenzione in casa. Questo forse viene in mente quando pensiamo a lavorare per chi amiamo.

Ma quando spostiamo l’attenzione sulla nostra professione, potremmo avere qualche perplessità. Dobbiamo amare i nostri colleghi, i nostri collaboratori, i nostri capi, i nostri clienti? In un certo senso, la risposta potrebbe essere sì.

È chiaro che si sta parlando di un diverso tipo di amore rispetto a quello che proviamo per i nostri cari, tuttavia, quando siamo spinti dalla voglia di migliorare la vita dei nostri clienti, o di risolvere un loro problema, oppure quando ci impegniamo per far crescere il nostro team o per far superare un momento di crisi all’intera azienda, stiamo facendo un atto d’amore. Non facciamo quello che facciamo solo perché percepiamo uno stipendio; alla base c’è e ci deve essere la nostra vera missione, e questa non può prescindere dall’amore, inteso come passione, voglia di dare il nostro contributo al mondo, determinazione a essere importanti – se non determinanti – per la crescita dei nostri collaboratori.

Questo, forse, può voler dire “lavorare per chi amiamo”: dare un significato profondo al nostro impegno, alla nostra tenacia, alla nostra fatica (sì, perché alla sera, dopo una giornata di intenso lavoro, siamo stanchi), alla nostra inesauribile energia, ai successi e alle sconfitte che, ogni giorno, mettiamo a disposizione e dedichiamo a tutti coloro sui quali il frutto del nostro lavoro si riversa.

 

Amare il nostro lavoro o amare ciò per cui lavoriamo?

Non tutti i lavori sembrano facili da amare. Alcuni sono, almeno all’apparenza, più “comodi” e gratificanti di altri.
A pensarci bene, ogni lavoro è la tessera di un immenso puzzle che permette a ognuno di noi di vivere la vita con la qualità, le opportunità e la sicurezza cui siamo abituati.

Basterebbe soffermarsi un po’ più spesso a fare questa considerazione, per innamorarci del nostro lavoro ed esserne orgogliosi e fieri.

E quando siamo consapevoli di questa verità, ci possiamo accorgere che non possiamo che amare il nostro lavoro e amare di conseguenza il motivo per cui lavoriamo.

Durante la scrittua di questo articolo, sulla scrivania c’è il risultato di chissà quante e quali attività, competenze, attitudini, impegno, dedizione, creatività e abilità di altrettante persone, ognuna di loro con ruoli, responsabilità, posizioni gerarchiche e organizzative diverse. Sicuramente, nessuno di loro sa che, in questo momento, un piccolo pezzo delle loro mani, del loro cervello e del loro cuore è su questa scrivania a permettere a chi sta scrivendo di far arrivare a sua volta un piccolo pezzo di sé su questo sito web.

 

Qual è la definizione di “vita meravigliosa”?

Ma esiste veramente una definizione? La risposta è addirittura scontata: certo che no!

Ognuno di noi può creare la propria vita meravigliosa, indipendentemente da ogni elemento della vita. Non c’è stato di salute, ricchezza, successo, opportunità, fama e potere che possa garantire una vita meravigliosa; come del resto non c’è situazione grave o addirittura drammatica che possa vietarci di vivere una vita meravigliosa, perché ciò che è meraviglioso, a prescindere da tutto il resto, è la vita.

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