LOGO.png
Search

BLOG

Cosa c’è dentro un leader?

Abbiamo più volte sottolineato che la leadership non è un mestiere, è un modo di essere. Essere leader efficaci è quindi il risultato di pensieri, atteggiamenti, paradigmi e credenze funzionali a essere leader per se stessi e a esprimere all’esterno tutte le caratteristiche e i comportamenti adeguati al ruolo.

Scopriamo insieme quali sono gli atteggiamenti più importanti e utili per un leader che desidera essere efficace e apportare valore all’interno del suo team.

 

La saggezza del sapere di non sapere

Sapere di non sapere non vuole soltanto dire avere un approccio umile nei confronti della vita (ed è già tanto), significa anche non dare nulla per scontato, avere sempre voglia di analizzare e fare diagnosi. Questo significa:

• sospendere il giudizio precedente in merito all’oggetto della diagnosi;
• osservare il problema in modo mirato e intenso, raccogliendo la maggiore quantità di informazioni possibili;
• confrontare le informazioni raccolte con il proprio sistema di riferimento, rivalutando giudizi e motivazioni precedenti;
• elaborare l’interpretazione definitiva della diagnosi, che diventa così parte del bagaglio culturale, potendo influenzare le azioni da intraprendere e le decisioni da operare.

 

Scegliere e costruire la realtà

La realtà si costruisce attraverso il pensiero, le parole, le intenzioni, le azioni. Ma non solo. Bisogna decidere. Questi sono punti importanti da tenere bene a mente:

• tra decidere e non decidere, è sempre meglio decidere;
• tra decidere no e non decidere; è sempre meglio decidere no;
• tra decidere rapidamente, sbagliando qualche volta, e non decidere, alla ricerca della soluzione perfetta, è meglio decidere rapidamente;
• si può non decidere, purché sia un comportamento ragionato e consapevole;
• decidere non è suggerire, ritenere opportuno, consigliare. Questi verbi non fanno parte del lessico del leader che decide;
• non si può decidere su tutto; per le questioni meno importanti si può usare la delega; per gli aspetti marginali, si può arrivare anche all’indifferenza.

 

Dal sudore all’energia

Anche quando piace, il lavoro costa fatica e richiede impegno; forza fisica, intellettuale e psichica che, una volta espressa, ha bisogno di tempo per ricostituirsi.

Un leader deve essere pronto a “lavorare duro”, ma con questo termine si intende anche saper sopportare con naturalezza le sollecitazioni psicofisiche del lavoro; riuscire a distribuire correttamente lo sforzo nel corso della giornata; non cadere in stati di scoramento, di debilitazione, di distrazione, di depressione; gestire se stessi con autocontrollo e resistenza.

Lavorare duro significa perciò saper utilizzare al meglio l’energia di cui si dispone e saperla rigenerare quando essa viene impiegata. La chiave dell’equilibrio è nella mente, poiché in essa avviene il riconoscimento della qualità e della quantità di energia richiesta, così come sempre lì si decidono i tempi e i modi del recupero.

Chi ha buona energia riesce a reggere situazioni difficili senza farsene stroncare, sa reagire agli ostacoli e trasmettere forza alle altre persone.

Chi ha energia debole si stanca facilmente, fa fatica a recuperare, tende a vivere in modo pessimistico.
L’energia si può allenare esattamente come la forza muscolare.

Bisogna impegnarsi a mettere potenza in tutto ciò che si fa, a coinvolgersi in ciò a cui si partecipa e a recuperare rapidamente la fatica, sia fisica sia emotiva.

 

In principio era il verbo

La leadership non può prescindere dalla comunicazione e un leader deve saperla padroneggiare.

Quali sono i verbi della comunicazione? Essi sono almeno 9, così distribuiti, in una comunicazione efficace:

• 3 per la fase di entrata (ascoltare, leggere e osservare) circa il 50-65% della comunicazione;
• 3 per la fase di elaborazione (interpretare, pensare e memorizzare) circa il 5% della comunicazione;
• 3 per la fase di uscita (comportarsi, parlare e scrivere) circa il 25-30% della comunicazione.

Un leader efficace, quindi, deve ascoltare molto più di quanto parli.

La bistecca è scotta ma l’alcool è concentrato”. Con questa frase un computer ha distrutto in pochi secondi mesi di lavoro di un team di esperti informatici-linguisti, convinti che anche il linguaggio più comune potesse essere trasformato in comunicazione computerizzata. Avevano “insegnato” alla macchina a tradurre da una lingua europea a un’altra. La frase scelta era: “La carne è debole ma lo spirito è forte”.

Il simpatico aneddoto serve a ricordarci che la comunicazione è un processo delicato e complesso; essa deve essere gestita con estrema attenzione.

Un leader efficace deve saper comunicare in modo chiaro, rispettoso, motivante e fermo.

 

L’erba voglio

Le discipline comportamentali hanno dedicato (e continuano a dedicare) attenzione ai bisogni che le persone cercano di soddisfare attraverso il loro comportamento, sia esso di studio o di lavoro, e che vengono comunemente definiti motivazioni.

Un leader efficace deve saper aiutare le persone della sua squadra a trovare motivazioni di valore; per riuscire in questo deve adottare comportamenti adeguati.

 

Non si vince da soli

Il leader non è un solitario. Tranne rare eccezioni, vince e si afferma se sa valorizzare e integrare al meglio le capacità degli altri, se sa organizzare le persone che con lui collaborano, se crea spirito di squadra e sa delegare a ogni collaboratore la sua parte di compiti e attività.

Il vero leader deve assumersi la responsabilità di lavorare per la squadra, con la squadra e attraverso la squadra.

I leader devono anche collaborare tra loro per trovare coerenza di intenti, di metodi, di strumenti, di tempi.

Con un mucchio di mattoni si fa una casa, ma con un mucchio di manager non si fa un’azienda.

 

Il tiro alla fune

Un buon leader deve saper negoziare e gestire i conflitti.

Si negozia ogni volta in cui si chiede qualcosa a qualcun altro, si negozia dovendo scegliere tra più alternative, accettando o rifiutando una richiesta o una proposta, si negozia con la propria coscienza e con la propria mente, si negozia sempre e su tutto.

Saper gestire i conflitti ci riporta comunque alla negoziazione. Il conflitto non rappresenta sempre una situazione negativa o la degenerazione di un atto negoziale.

Come diceva Montesquieu: “Laddove non vedete alcun conflitto, potete essere sicuri che non c’è libertà”.

 

Oh capitano, mio capitano

Alcune imprese che il leader vuole compiere con l’aiuto degli altri, si possono realizzare senza bisogno di dare ordini o disposizioni.

Tre sono le condizioni perché ciò avvenga:

• avere collaboratori professionali e competenti, non solo capaci, ma anche disposti ad agire autonomamente;
• avere collaboratori fortemente motivati a ottenere risultati eccellenti;
• avere collaboratori fortemente integrati fra loro, con forte spirito di squadra e con capacità di lavorare insieme.

Perciò il leader, invece di preoccuparsi soltanto di dare ordini, verificare, premiare o sanzionare, deve lavorare su tre aspetti fondamentali:

• sviluppare le competenze e il senso di responsabilità dei propri collaboratori, operando affinché la loro autostima aumenti e, con questa, la loro percezione di autoefficacia;
• fornire ai collaboratori le leve giuste e adeguate per aumentare la motivazione di ognuno;
• sviluppare lo spirito di squadra, il senso di appartenenza e la disponibilità alla collaborazione.

 

168 ore e basta

La condizione comune a tutti i leader vincenti è l’attenta e rigorosa cura del tempo.

Il tempo non si gestisce. Si può gestire ciò che è in nostro potere modificare, variare, implementare, diminuire. Il tempo non è una variabile.

168 ore alla settimana. Non una di più, non una di meno. Il tempo è il fattore limite per eccellenza. Il tempo lo si padroneggia al meglio attraverso tre strumenti:

• l’orologio;
• l’agenda;
• calendario.

Un leader di successo deve ricordarsi di pianificare.

Pianificare significa decidere il futuro con la consapevolezza che ci sono delle approssimazioni e con la capacità di gestirle.

Un leader riesce a far diventare il tempo una risorsa e perciò, come per tutte le risorse, ha il compito di valorizzarne ogni singolo aspetto.

 

L’esclamazione di Archimede

Eureka!”, ovvero: “Ho trovato!”. Questa è l’esclamazione con cui Archimede annunciava a tutta Siracusa di aver “trovato”.

Saper innovare e saper innovarsi vuol dire trovare il modo di fare qualcosa di nuovo o di fare qualcosa di già conosciuto, ma in modo diverso.

Quanta parte della nostra vita è vissuta per abitudini, per automatismi, per convenzioni? In media, una persona vive la propria giornata all’80-85% in modo abitudinario: si sveglia alla stessa ora, fa la “sua” colazione, fa la solita strada per andare a lavorare, mangia e beve “il solito” e poi, rientrando a casa, pensa che la vita sia monotona.

Un leader non può fossilizzarsi nelle abitudini; deve saper guardare “oltre” il conosciuto, mantenere una buona flessibilità di pensiero; essere curioso, audace, pensare che c’è sempre una strada nuova da percorrere, una soluzione nuova da adottare, un pensiero nuovo da esplorare.

Per innovare e innovarsi, il cervello usa quattro funzioni fondamentali:

• funzione percettiva: capacità di osservare e concentrarsi;
• funzione raziocinante: capacità di analisi e giudizio;
• funzione ritenitiva: capacità di ricordare;
• funzione immaginativa: capacità di rappresentare, prevedere ed elaborare idee.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Spiega le vele verso il futuro!

Iscriviti alla newsletter e ricevi tante tips per migliorarti come azienda e come professionista!

disegno barca