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Comunicare in modo empatico: incontriamo Andrea Saracini

Andrea Saracini, trainer e coach. Ingegnere per formazione e per molti anni manager in una multinazionale.

Andrea, quale percorso ti ha condotto alla professione di trainer e coach in Modus Maris?

È stato un percorso piuttosto lungo! Sono stato fortunato perché la mia azienda investiva molto seriamente nella formazione dei suoi manager e aveva grandi competenze interne di leadership development. Nel tempo, ho capito che la parte che mi gratificava di più del mio lavoro era proprio la gestione delle persone, del teamwork, della motivazione. Ero anche molto coinvolto nei temi di Diversity e Inclusion. Così ho cominciato ad approfondire i miei studi e ho completato un Master in Counseling e poi ho preso l’accreditamento come Coach ICF decidendo di dedicarmi a tempo pieno allo sviluppo e alla formazione.

Nonostante tutti ritengano la comunicazione fondamentale, rimane sempre un elemento critico. Da esperto del settore, qual è il tuo punto di vista?

Credo che sia un elemento così critico proprio perché è così fondamentale. L’essere umano è un animale sociale ed esiste nel mondo sempre attraverso la relazione con altri esseri umani. Comunicare male significa costruire relazioni non autentiche, non efficaci, non soddisfacenti; una comunicazione efficace e appropriata ci consente invece di costruire intorno a noi un ambiente migliore, sia personale sia professionale.

In base al senso comune, spesso si pensa che i fatti siano più importanti della parole. È anche un modo di dire, no? «Fatti, e non parole». Eppure, sono le parole che costruiscono il nostro mondo, le parole che usiamo definiscono il significato che diamo alla realtà e ci mettono in relazione con gli altri. Questa d’altronde è l’esperienza quotidiana di un coach: cambiando la nostra conversazione cambiamo la realtà intorno a noi.

Comunicare in modo empatico. Questo workshop esplora alcuni principi di base della Comunicazione Non Violenta. In cosa si concretizza e qual è la sua storia?

La Comunicazione Non Violenta nasce dalla visione e dalla forza morale di Marshall Rosenberg, uno psicologo e terapeuta contemporaneo statunitense, che ha lavorato molto anche come mediatore e attivista viaggiando in tutti i paesi del mondo.

Come racconta lui stesso, la sua vocazione nacque dall’esperienza degli scontri razziali negli Stati Uniti e da una domanda fondamentale: «Cosa fa sì che una persona arrivi a voler ferire qualcuno?». Lavorando e riflettendo sulle origini della violenza, Rosenberg ha elaborato la Comunicazione Non Violenta come uno strumento, una pratica che ci aiuta a tradurre l’aspirazione a costruire comunità più pacifiche, più serene, più coese, in comportamenti concreti nella relazione con gli altri. Sempre per usare la parole di Rosenberg, la Comunicazione Non Violenta è “un’integrazione di pensiero e linguaggio che ci permette di creare una connessione autentica con gli altri e di accrescere il benessere nostro ed altrui”. Può sembrare un pensiero astratto, ma alla fine si concretizza in comportamenti molto semplici: fare affermazioni chiare e fattuali, esprimere i propri bisogni in modo non controverso, riconoscere la legittimità dei bisogni altrui.

Perché comunicare in modo empatico ci aiuta a comunicare anche in modo più efficace?

Perché l’empatia è la capacità di vedere l’altro senza giudicarlo. La nostra comunicazione è efficace quando ci permette di dare messaggi e formulare richieste che sono chiaramente comprese dal nostro interlocutore: esprimere giudizi o non riconoscere il punto di vista altrui sono mezzi sicuri per mettere il nostro interlocutore sulla difensiva e non essere ascoltati.

Quali sono gli obiettivi del tuo workshop?

L’obiettivo del workshop è di fornire alcuni principi di base della Comunicazione Non Violenta, e in particolare attivare la consapevolezza dei partecipanti su cosa ci rende difficile l’espressione dei nostri bisogni individuali e il riconoscimento dei bisogni degli altri.
La capacità di osservare e riconoscere i bisogni è centrale nella pratica della CNV ed è strettamente collegata al concetto di empatia.

A chi consiglieresti di cogliere l’occasione di vivere l’esperienza di Comunicare in modo empatico?

Naturalmente lo consiglierei a tutti! Credo che ciascuno di noi abbia sempre almeno una relazione interpersonale che potrebbe migliorare. Certo, in particolare è importante, secondo me, per chi ha la responsabilità di guidare un team e quindi anche la responsabilità di facilitare l’interazione serena e produttiva di persone diverse.

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