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Basta leadership al femminile!

Tra due giorni si celebra, come ogni anno, la Giornata della donna. Cogliamo questa occasione per parlare di un argomento che molto spesso è al centro di riflessioni, convegni e tavole rotonde: la leadership al femminile.

E se un giorno decidessero che non ha senso affrontare questo tema?

Sarebbe un gran giorno.

Ogni volta che si parla di leadership al femminile, si sta implicitamente ammettendo che la leadership è qualcosa per cui le donne hanno bisogno di una formazione in più, di un’attenzione dedicata, di un occhio di riguardo.

C’è la leadership e ci sono i e le leader.

Ogni persona, indipendentemente dal genere, ha inevitabilmente uno stile e un modo di interpretare la leadership; e questo dipende da moltissimi fattori, non solo la varietà di genere.

 

Femminino e mascolino

In ogni persona sono presenti elementi femminili e mascolini che emergono nei comportamenti, negli stili di pensiero, nei percorsi decisionali, nelle modalità relazionali e di comunicazione.

La cultura di provenienza, l’evoluzione sociale, le credenze religiose, lo stile di vita e altre contaminazioni sociali portano le persone a indirizzare prevalentemente pensieri e comportamenti verso una delle due componenti.

Si creano così identità molto connotate e in un equilibrio imperfetto; stereotipi di un maschile e di un femminile che, naturalmente, sarebbero molto meno sbilanciati.

Ciò che succede nella vita di tutti i giorni si ripercuote inevitabilmente nel mondo del lavoro, portando a conclusioni errate sulle caratteristiche che dovrebbe avere un ruolo anziché un altro.

A ciò si aggiunge la consuetudine storica di affidare cariche e ruoli di rilievo in prevalenza agli uomini, e si ottiene un profilo di leadership che non è altro che il risultato di queste due variabili: la cultura della differenziazione di genere e le scelte strategiche delle aziende sbilanciate verso i dipendenti maschi.

Ora si sta scoprendo il valore e la potenza della componente feminile nella leadership e, perciò, si sta rivalutando la presenza delle donne nel gruppo dei manager e dei top manager aziendali.
La leadership, quindi, non ha genere. Quando questa funziona davvero è un mix perfetto di elementi del femminino e del mascolino presenti in ogni essere umano.

 

Le donne hanno sempre lavorato

Le donne hanno sempre lavorato. In alcuni agglomerati sociali, le donne lavorano molto più degli uomini.

L’immagine della casalinga, angelo del focolare e mamma a tempo pieno, è perciò uno stereotipo molto lontano dalla realtà, sia attuale sia storica.

Nei tempi più antichi, era solo la nobiltà a non lavorare, ma questa situazione valeva tanto per gli uomini quanto per le donne.

La dimensione familiare della donna è molto recente, se messa in relazione con la storia dell’umanità; risale in maniera maracata al secondo dopoguerra, in cui, a partire dagli Stati Uniti, uno degli elementi concreti e facilmente riconoscibili del benessere delle famiglie era, insieme a un’auto berlina posteggiata davanti a casa, la moglie che non aveva bisogno di andare a lavorare.

Da questa concezione di benessere, importata dagli USA in tutta l’Europa occidentale, si è arrivati a considerare il lavoro femminile come una specie di sfortuna economico-finanziaria in cui la donna, per aiutare la famiglia, lavora.

Ancora adesso, culturalmente, molte donne, anche con una o più lauree, tendono a cercare impieghi part-time o che comunque non richiedano loro un impegno fuori casa e responsabilità troppo forti.

 

La libertà di essere chi si vuole

Talvolta, capita di incontrare donne che, giustamente, rivendicano la loro libertà di voler essere mogli e madri, mettendo l’elemento professionale in secondo piano.

Anche questo è un diritto, e tutte le persone dovrebbero poterlo esprimere; le donne come gli uomini.

C’è però ancora tanta strada da fare a livello culturale per arrivare a realizzare veramente un tipo di società simile.

Nonostante le tante parole spese, gli articoli, i libri, le trasmissioni, i convegni, gli studi e i progetti, oggi, se vediamo una famiglia in cui la donna lavora – magari con un ruolo manageriale importante – e l’uomo si prende cura della casa e dell’educazione dei figli, la reazione più comune è un sorriso pietoso.

Perché, nei bagni pubblici, il fasciatoio è presente solo nel settore riservato alle donne?

I grandi cambiamenti possono iniziare dai piccoli gesti.

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