Allarme squadra

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Lavorare in team può essere estremamente utile ed efficace. Ma lavorare in team può esporci anche ad alcuni rischi che provengono da un atteggiamento mentale non funzionale al team working, da una errata espressione della leadership, da scelte gestionali e organizzative non corrette.

Vediamo i rischi più frequenti.

 

La territorialità

Con questo termine si identificano le “lotte di campanile” tra un settore e l’altro e, addirittura, tra clan appartenenti allo stesso settore. Questi schieramenti sono pericolosi, puerili e rischiano di minare irreparabilmente il clima. Lo spirito di squadra, elemento di valore all’interno di una compagine, non deve però portare all’identificare negli altri dei nemici.

Oggi si fa parte di una squadra e domani ci si può trovare “dall’altra parte della barricata”. I team sono gruppi di persone che lavorano e collaborano con un obiettivo comune, non sono plotoni in guerra.

L’autocompiacimento

Quando si è troppo soddisfatti, non si cresce. Un conto è provare soddisfazione per i risultati raggiunti, diverso è pensare di essere arrivati sulla vetta. Questo vale per ogni singola persona, così come per una squadra nel suo insieme. L’orgoglio di aver raggiunto un risultato non deve trasformarsi in una errata quanto sterile percezione di essere perfetti e invincibili.

La banderuola

Quando manca coerenza tra ciò che si pensa e il comportamento che ne deriva, o quando si cambia parere e decisione in base all’interlocutore si creano errori, inefficienze, disorientamento, frustrazione e demotivazione.

Questo comportamento è talvolta riconoscibile sia nei follower, sia nei leader e, in ognuno dei due casi è deleterio per la squadra e per i singoli componenti che non riescono più a fidarsi gli uni degli altri.

È chiaro che, per quanto riguarda i comportamenti dei follower, è necessario che nella squadra sia presente un clima di ascolto e accoglienza di tutti i pensieri, anche se divergenti da quelli del leader.

I parassiti

Tollerare che all’interno del team qualcuno si possa permettere di vivere e godere dei risultati approfittando del lavoro altrui è fonte di rabbia e demotivazione. È un comportamento socialmente ingiusto che induce prima alla rivolta e, poi, al lassismo diffuso.

Il controllo

Il controllo esasperato crea team inefficienti e immobili. Il capo diventa un collo di bottiglia, anziché un facilitatore; le persone non crescono né a livello tecnico, né a livello manageriale. Non si sviluppa neppure la capacità di pensiero critico e la responsabilità.

Talvolta il capo cade nel tranello di credere che l’unica maniera di fare bene le cose sia la sua. Ciò non può essere vero. È molto più motivante e utile valutare i risultati.

Le scelte inique

Qualche volta la tentazione è di caricare sempre lo stesso somaro.

Le persone più competenti, più efficienti, più ingaggiate nel raggiungimento degli obiettivi, più responsabili, sono quelle che, spesso, devono portare i carichi maggiori, con grande soddisfazione dei parassiti.

Ma anche i più forti si stancano e, soprattutto, si spazientiscono quando vedono che viene riservato lo stesso trattamento a tutti, indipendentemente dall’apporto che danno.

Il falso esperto

Quando qualcuno della squadra “vende” troppo bene competenze ed esperienze che, di fatto, sono a livelli più bassi di quelli dichiarati, ci sono rischi per la motivazione del resto del team, ma soprattutto, rischi per la qualità e la correttezza del lavoro di tutti.

Non dimentichiamoci mai di dare soprattutto credito ai fatti, non solo a parole e atteggiamenti.

La maleducazione

Sincerità  sgarbatezza. C’è una differenza abissale tra esprimere la propria sincera opinione sulla prestazione o il comportamento di un collega e aggredirlo con critiche e comportamenti irrispettosi e denigratori.

Troppo spesso si è testimoni di atti comunicativi basati sull’aggressione verbale. E il colmo è che chi ne è la causa si vanta di essere “diretto”, di dire “pane al pane”. No. La mancanza di educazione e di rispetto non sono mai virtù.

L’egoismo

L’egoismo è fisiologico in ogni essere umano; quando però questo raggiunge un livello che porta a un comportamento non etico, come il nepotismo o la sociopatia aziendale, danneggia l’azienda. Deve essere riconosciuto, arginato e, se necessario, sanzionato.

I buoni incentivi allineano i nostri desideri egoistici con gli interessi della squadra. Essa però non può trovarsi alla mercé delle mire egoistiche di qualcuno.

Il timore reverenziale

Quando si pensa di valere meno degli altri, perdono tutti: chi ha questa sensazione e anche il team in cui è inserito.

Ascolto, inclusione, tolleranza verso l’errore, valorizzazione dei contributi sono ingredienti preziosi per il benessere e per il successo di qualsiasi team.

Blaterare

In un mondo in cui tutti si lamentano della scarsità di tempo, essere prolissi e dilungarsi in pensieri e dettagli inutili è causa di importanti sacche di inefficienza.

Prepariamoci alle riunioni ed esigiamo che lo facciano anche gli altri; stiamo nel “qui e ora” per non dilungarci, aprire parentesi interminabili e perdere il filo di un discorso che è senza direzione.

Il delirio del capo

Esercitare il potere è gratificante, ma anche pericoloso.

Per non perdere il senso e il significato del ruolo, dobbiamo essere sempre in grande equilibrio con noi stessi e all’interno della squadra.
Una responsabilità consapevole è ben altra cosa da una dittatura sconsiderata e capricciosa.

Quando siamo capi, abbiamo in mano le sorti del nostro team e anche il benessere e lo sviluppo delle persone che lo compongono. Questo è un elemento della leadership da ricordare sempre e con tutti.

Per concludere…

Conoscere i rischi più comuni ai quali ogni team è esposto quotidianamente ci permette di essere più consapevoli e di osservare con maggiore attenzione i nostri e gli altrui comportamenti.