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Guida pratica per amare il cambiamento

Sono veramente poche le persone che si approcciano al cambiamento con autentico entusiasmo. Di solito, il cambiamento è accompagnato da paura, fastidio, tendenza alla procrastinazione, da una concreta diminuzione del livello di energia, da malumore e senso di inadeguatezza. E forse, tante altre emozioni.

Se qualcuno non si trova allineato a questo generico profilo, tanto meglio per lei o per lui; significa che fa parte di una esigua percentuale del genere umano che ama cambiare.

Il fatto è che cambiare richiede al nostro corpo e alla nostra mente di mettere in azione energie supplementari, necessarie ad affrontare situazioni, azioni e pensieri sino al giorno prima estranei alla nostra vita. Ciò entra in conflitto con l’obiettivo primario del nostro cervello: risparmiare quanta più energia possibile.

D’altro canto, il paradosso della vita di tutti noi è che, se da un lato siamo programmati per fare meno fatica possibile, dall’altro siamo destinati a confrontarci continuamente e perennemente col cambiamento.

Come poter uscire, quindi, da questa situazione che pare essere una sorta di castigo divino?

L’unica soluzione al dilemma è cambiare punto di vista e imparare a vivere il cambiamento non come una inevitabile causa di stress e malessere, bensì come una inesauribile fonte di entusiasmo e scoperta.

Tutto qui?

Allora è semplice. Il fatto è che per ottenere questo cambio di paradigma dobbiamo afferrare saldamente le redini dei nostri pensieri e diventarne gli indiscussi padroni.

Sono i pensieri, infatti, che guidano le nostre emozioni; e sono le emozioni che guidano i nostri comportamenti.

Se noi, di fronte a un cambiamento, ci focalizziamo sempre e soltanto sulle difficoltà, sui vincoli, sui rischi, sui pericoli, quali emozioni pensiamo di scatenare?

E quando le nostre emozioni trainanti sono la paura, la preoccupazione, la rabbia, l’insofferenza, e altre di questo tipo, quali pensiamo possano essere le azioni che mettiamo in atto?

Molte volte si parla di gestire le emozioni, di reprimerle, di negarne l’esistenza, di combatterle. Adottare soluzioni di questo genere porta a tensioni ancora maggiori che possono sfociare addirittura in malesseri fisici di diversa intensità e gravità.

Invece di accanirci nel lottare contro le emozioni, possiamo fare una cosa molto più semplice e priva di controindicazioni: scegliamo i nostri pensieri.

Arrivano già le voci (e i pensieri) di chi obietta che questa strategia è fallimentare perché bisogna essere realistici e concentrarsi sui rischi per poterli prevedere e anticipare; che dare spazio all’ottimismo è un modo sicuro per andare incontro a problemi e fallimenti.

 

Il futuro non esiste

Quando pensiamo al futuro stiamo pensando, o prefigurando, qualcosa che non esiste e non è mai esistito. Penso che fino a questo punto del ragionamento possiamo essere tutti d’accordo.

Perché, secondo voi, se pensiamo che le cose andranno male siamo più realistici rispetto al fatto di pensare che le cose andranno bene?

Come mai, pur con tutta la negatività e il pessimismo che connota la vita di così tante persone nel mondo, ci sono così tanti fallimenti, così tanti problemi, così tante ingiustizie, così tante sciagure?

Sembrerebbe che alimentare pensieri negativi non porti a una vita più sicura e più prospera. Tutt’altro. L’unica aggravante è che, oltre a stare male quando i fatti succedono, stiamo male anche prima, e in più inibiamo il nostro cervello nella sua potenziale attività di organo deputato al pensiero creativo, all’invenzione, all’azione, al coraggio e all’intraprendenza.

Quanti e quali progressi, scoperte e invenzioni in ogni ambito della vita ci sarebbero stati se le persone che li hanno sviluppati si fossero fermate per paura o per pessimismo? Quali passi avanti avrebbe fatto il genere umano se tutti avessimo temuto il fallimento?

 

Ogni medaglia ha un rovescio

Ogni aspetto della vita ha un diritto e un rovescio, un polo positivo e un polo negativo. È inutile negarlo. Ma nell’affermare questo assunto, stiamo ammettendo che c’è qualcosa di buono in ogni evento, in ogni sfida, in ogni cambiamento. È sufficiente accogliere questo principio nella sua interezza e decidere di guardare verso l’obiettivo, senza monopolizzare la nostra attenzione esclusivamente sugli ostacoli del percorso.

C’è un fenomeno al quale nessuno di noi riesce a sottrarsi: è l’attenzione selettiva; la propensione, cioè, a trovare con più facilità e con maggiore frequenza ciò a cui poniamo attenzione. Da questa teoria psicologica, ormai convalidata inconfutabilmente dalle neuroscienze, ne deriva un’altra che rappresenta la naturale conseguenza: quando cerchiamo problemi e difficoltà, ne troviamo in abbondanza; alla stessa maniera, quando saremo concentrati sulle opportunità e sulle evidenze positive della realtà, queste si paleseranno.

Buon cambiamento a tutti noi!

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