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Alla scoperta del Job Crafting

Prêt-à-porter o taglio sartoriale?

Job Crafting. Letteralmente: “Creare il lavoro”.
Non significa certo “creare posti di lavoro”; quello è un altro argomento. Col Job Crafting l’intento è dare la possibilità a ognuno di cucire su misura la professione che già svolge. E non è importante di quale tipo di lavoro si stia parlando, del prestigio del ruolo, del potere della posizione in organigramma.

Si tratta di interpretare o reinterpretare il proprio lavoro, di apportare personalizzazioni per renderlo più adatto alle proprie caratteristiche, ai propri interessi, alle proprie attitudini. Si tratta di implementare, talvolta creativamente, con compiti accessori, la propria attività, per farla diventare più densa di valore e significato, per permettere di apportare maggiore soddisfazione, di sviluppare la motivazione, di ampliare il senso di responsabilità.

Il Job Crafting non è paragonabile all’esplosione di un vulcano, con cambiamenti e ripercussioni stravolgenti all’interno di un ruolo.

È più vicino alla differenza che ci può essere tra un capo prêt-à-porter e un abito di sartoria. Sicuramente il secondo è disegnato su misura delle caratteristiche della persona che dovrà indossarlo, sarà quindi in grado di valorizzare al meglio la figura, migliorando inevitabilmente anche la qualità intrinseca dell’abito stesso.

Certo è che l’abito su misura richiede un po’ di tempo in più, qualche investimento in più, la guida e il lavoro di un sarto professionista. Non è come entrare in un grande magazzino, in cui la persona che deve indossare l’abito, lo sceglie, lo prova in autonomia e solitudine, e decide l’acquisto senza il consiglio di qualcuno, e magari si apporta anche – con le poche competenze che possiede – qualche modifica indispensabile.

Il Job Crafting è un percorso che il lavoratore deve percorrere affiancato da una persona competente, un capo o un coach esterno, che lo guidi nell’analisi, nella valutazione, nella reinterpretazione e nella successiva messa in pratica di un nuovo modo di vivere il proprio lavoro.

 

Muri o cattedrali

Un famoso racconto narra l’antica storia di un viandante che, durante il suo cammino, incontrò un muratore, affaticato e triste, che stancamente lavorava con pietre, sabbia e cemento. Dal suo modo di affrontare l’attività, emergeva chiaramente la pazienza e la perizia che metteva in ciò che faceva, tuttavia, era altrettanto chiaro quanto quell’uomo fosse annoiato e insoddisfatto.

Il viandante si fermò a osservarlo e, dopo qualche minuto, gli chiese: “In cosa siete impegnato? Cosa state facendo?”.

“Non lo so” gli rispose l’operaio, infastidito per essere stato disturbato, “sto facendo un muro. Non lo vede?” continuò con aria di scherno.

Il viandante, accortosi di quanto poco il suo interlocutore avesse gradito il suo interesse, si accomiatò velocemente e proseguì il cammino. A pochi passi di distanza, incontrò un altro muratore che stava lavorando alla stessa costruzione.

Era allegro e pieno di energia, lavorava con la stessa pazienza e perizia del suo compagno di squadra, ma ben diverso era l’entusiasmo che metteva in ciò che stava facendo. Nonostante il lavoro fosse faticoso, l’uomo trovava anche il fiato per canticchiare.

Il viandante allora pose anche a questo secondo operaio qualche domanda: “In cosa siete impegnato? Mi sembra un lavoro molto faticoso, eppure vi vedo allegro… addirittura cantate!”.

“Oh, sì, signore. Sono allegro e canto le lodi a Dio perché ho l’onore di costruire una meravigliosa cattedrale!”.

Talvolta, il Job Crafting non richiede di cambiare il lavoro neppure di una virgola. Ciò che può fare la differenza è il significato che le persone danno a ciò che fanno. Costruire un muro o una magnifica cattedrale sono cose molto diverse!

Il Job Crafting è un modo per ampliare i confini del significato del proprio lavoro in coerenza con la propria personalità; è lo strumento che consente alla persona di portare le proprie passioni e tutte le proprie capacità all’interno dell’attività professionale che svolge.

 

Natale Capellaro

Natale Capellaro nacque a Ivrea nel 1902. La sua era una modesta famiglia di calzolai che non poteva permettersi di far studiare il figlio. A Natale piaceva lavorare il ferro, costruire oggetti, tanto che provvedeva a fabbricarsi da solo i giocattoli che nessuno gli poteva regalare. Dopo gli studi elementari e due anni di scuola serale (le “tecniche”, come si chiamavano allora) riuscì a farsi assumere, neppure quattordicenne, alla Olivetti, come apprendista operaio al reparto montaggio della M1, la prima macchina per scrivere della Olivetti, dove imparò a svolgere operazioni molto semplici.

La precisione, la voglia di fare e le doti di Capellaro lo portarono a usare pezzi di scarto della lavorazione per costruire in casa il prototipo di una delle prime macchine da calcolo. Il giovane operaio fu subito notato; dai suoi esperimenti casalinghi prese avvio una carriera brillante e veloce che lo portò, sempre in Olivetti, a diventare il progettista della famosa Divisumma 14. L’azienda diventò leader mondiale per le macchine da calcolo e Natale Capellaro arrivò a ricoprire posizioni apicali in azienda, oltre ad ottenere la laurea in ingegneria Honoris Causa.

Questa non è una fiaba. È la storia di come si possa cambiare il proprio destino professionale se si riesce a portare al suo interno le capacità, le doti, le attitudini e le passioni che si posseggono.

 

Il Job Crafting in azienda

Non tutti si chiamano Natale Capellaro. Non tutti riescono a fare Job Crafting in autonomia, grazie solo alla propria intelligenza, alla propria determinazione, al proprio ingegno e alla propria motivazione.
Le aziende possono diventare importanti contributori e facilitatori nel percorso di Job Crafting dei propri collaboratori, attraverso percorsi di coaching mirati.

Coach interni o professionisti esterni possono guidare le persone che, attraverso questo strumento, possono dare significati nuovi alla loro professione, trovare stimoli e motivazione per vivere con più soddisfazione la vita professionale e apportare contributi di maggior valore ed efficacia al team e all’azienda nel suo insieme.

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